“Noi tutti migranti”, lettera ai sindaci della Provincia.

05.06.2013

L’articolo 3 della Costituzione italiana stabilisce il principio dell’uguaglianza tra le persone, e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento. Nei confronti di milioni di persone di origine straniera questo principio è disatteso.

Oggi vivono in Italia 1 milione di minori figli di immigrati. Quasi la metà sono nati in Italia e dunque non hanno mai conosciuto il Paese di origine dei genitori.

Hanno abitudini e stili di vita del tutto simili ai coetanei italiani, sono a tutti gli effetti parte integrante della nostra società ma non hanno acquisito la cittadinanza italiana alla nascita perché non è previsto dalla legislazione vigente. Potranno acquisirla solo al compimento dei 18 anni e prima del compimento dei 19 ma solo a determinate condizioni molto restrittive, e pertanto per un lungo periodo costituiranno un gruppo con diritti limitati e identità sospesa.

Si tratta di un’occasione perduta perché mette a dura prova il loro desiderio di essere italiani, contrastandolo proprio nell’età della crescita e della formazione dei valori e della identità della persona.

Un’intera generazione cresce e rischia di restare straniera nel paese che sente come proprio, in cui è nata, si è formata, e nel quale intende restare. Nel contempo si scopre straniera anche nei confronti della cultura e spesso della lingua del paese di provenienza dei genitori.

Una riforma del diritto di cittadinanza è ormai non più rinviabile.

Attualmente giacciono in Parlamento numerose proposte di legge per il riconoscimento del diritto di cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia, fra cui quella di iniziativa popolare della Campagna “L’Italia sono anch’io” che anche nel nostro territorio ha incontrato viva attenzione.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenuto più volte sul tema, ha significativamente affermato che è “un’autentica follia, un’assurdità che dei bambini nati in Italia non diventino italiani.”

Il nuovo Ministro per l’integrazione Cécile Kienge, bene sta rappresentando questa che è una delle priorità al centro del programma del Governo.

Ma questa azione, non trova unanime consenso, e necessita di essere sostenuta ad ogni livello.

Negli ultimi mesi, oltre 160 Comuni hanno voluto anticipare la riforma della legge sulla cittadinanza – da questi consigli comunali definita anacronistica – stabilendo che tutti i bambini sono cittadini, a prescindere dalla provenienza. Hanno così conferito simbolicamente la cittadinanza onoraria a tutti i minori nati in Italia da genitori stranieri residenti.

Tutto ciò premesso, Il Comitato lecchese “Noi tutti migranti” costituito da Associazioni delle comunità dei migranti, da Associazioni che agiscono a favore dei migranti e dalle Organizzazioni Sindacali Confederali del territorio lecchese, ha inviato una lettera alle amministrazioni comunali della provincia di Lecco, che già non abbiano provveduto, per chiedere di deliberare il riconoscimento della cittadinanza onoraria a favore dei minori nati in Italia, figli di immigrati residenti nel loro territorio.

Ha chiesto inoltre l’estensione a tutte le amministrazioni, della “buona prassi” già in atto in diversi comuni, che prevede la comunicazione ai minori stranieri al compimento dei 18 anni della opportunità di richiedere entro un anno la cittadinanza italiana.

 Il Comitato “Noi tutti migranti”

 

Leggi la lettera che il Comitato “Noi tutti migranti” ha inviato ai sindaci della Provincia sulla proposta riconoscimento cittadinanza onoraria minori stranieri nati in Italia.

Scarica la lettera inviata ai Comuni dal Comitato “Noi tutti migranti”

 

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