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Ricerche

Marzo 2008 – Donne e lavoro atipico: un incontro molto contraddittorio

Il tasso di disoccupazione femminile nelle classi di età 25-34 e 35-54 anni è molto più elevato di quello maschile nelle stesse classi (10 e 5.3% contro 6.2 e 2.7% rispettivamente – dati ISTAT del II trimestre 2007); Il tasso di occupazione delle donne (59.5% in entrambe le classi di età) è, di contro, molto più basso di quello degli uomini (81.7 e 90.5%); il tasso di attività femminile (15-64 anni), il più basso dell’Europa occidentale, supera di poco il 50% una donna occupata su cinque, inoltre, ha un lavoro temporaneo. Si tratta di statistiche che non possono essere sp iegate con la “fisiologia di genere” se è vero, come è vero, che siamo – in fatto di occup azione femminile – ultimi nell’Europa dei 15. Nella società italiana, ancora dominata dagli uom ini per numero di occupati e posizione nella professione, prende corpo un’area – prima marginale – ad alta prevalenza femminile, quella del lavoro instabile e precario.

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Ottobre 2006 – L’identikit dei parasubordinati in Italia

L’annuale ricerca sui lavoratori atipici in Italia raddoppia e per la prima volta coinvolge un istituto universitario. La rilevazione dell’Osservatorio permanente sul lavoro atipico analizza i dati Inps, mentre la terza indagine di NIdiL Cgil e Ires fa il punto delle condizioni di lavoro e delle aspirazioni dei parasubordinati. Ne esce un quadro desolante: gli atipici vivono sempre più nella precarietà.

I Parasubordinati nel 2005. Analisi dei dati Inps gestione separata – sintesi (Osservatorio permanente sul lavoro atipico)

Il lavoro parasubordinato a rischio di precarietà in Italia – Versione Integrale (Indagine NIdiL Cgil – Ires)

Il lavoro parasubordinato a rischio di precarietà in iatlia – sintesi (Indagine NIdiL Cgil – Ires)

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Settembre 2005 – Professionisti, ma a quali condizioni?

Prima indagine sui collaboratori con partita Iva privi di un albo o di ordine professionale. 
I professionisti iscritti all’Inps, emerge dall’indagine, hanno caratteristiche socio-professionali eterogenee e, soprattutto, un’idea differente di se e del proprio lavoro, ma condividono alcune condizioni materiali quali l’assenza di tutele, l’incertezza della continuità occupazionale e la mancanza delle certezze garantite da uno stato sociale da cui sembrano esclusi.

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