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Di Vittorio e le migrazioni. “È stato uno straordinario educatore alla democrazia”

10.11.2017

I lavoratori e le migrazioni. Se ne è parlato durante il convegno dedicato alla figura di Giuseppe Di Vittorio nel sessantesimo della sua morte. Alla Camera del lavoro di Lecco è andato in scena il seminario che ha preso spunto dalle esperienze dello storico segretario generale della Cgil per affrontare poi l’attualità, dai frontalieri ai richiedenti asilo politico. “Il nostro è un territorio di migrazione, tuttora abbiamo lavoratori che vanno in Svizzera, ma ci sono anche persone che arrivano qui per vivere e lavorare – spiega il segretario generale lecchese Wolfango Pirelli -.  Partendo dagli scritti di Di Vittorio riflettiamo su queste tematiche”.

Giovanna Zunino, direttrice dell’associazione Casa Di Vittorio, spiega come il suo obiettivo sia quello di “far conoscere la storia del sindacalista soprattutto ai più giovani” e sottolinea come sia importante la città di Lecco: “Pio Galli ha rappresentato per Di Vittorio un punto di riferimento per conoscere il mondo operaio. Lui arrivava dal mondo agricolo e anche grazie al lecchese ha conosciuto questo settore”.

Nato a Cerignola nel 1892, è cresciuto tra i braccianti. “Poi è migrato in tutta Europa – racconta Michele Colucci, ricercatore del Cnr Napoli ed ex borsista della Casa Di Vittorio -, ha conosciuto la Mosca sovietica e si è stabilito in Francia, dove ha conosciuto persone scappate dai regimi, come lui. Ha dato tutto alla causa della ricostruzione democratica e ha portato il sindacato a una concezione internazionale della tutela dei lavoratori. Tra l’altro è stato uno dei protagonisti del periodo post bellico in cui ha anche contribuito alla cancellazione della legge fascista che prevedeva il permesso di soggiorno legato al lavoro, anche all’interno dell’Italia, per i non residenti”.

Paolo Barcella, docente all’Università di Bergamo, ha parlato dell’attualità e dei frontalieri. “Ora è molto importante il caso degli italiani in Svizzera. Di Vittorio si impegnava a cercare di stabilire relazioni internazionali per migliorare le tutele di migranti e frontalieri”.

“Ha capito la dislocazione culturale, il disorientamento del passaggio da un’area geografica all’altra” afferma Francesco Carchedi, professore all’Università La Sapienza di Roma e presidente del Parsec. “E soprattutto ha capito che le persone che vengono a lavorare in campagna non si sovrappongono ai nostri braccianti, ma sono complementari”.

Una delle prime cose che fecero Di Vittorio e il rinato sindacato fu l’istituzione del patronato. “Ha sviluppato una strategia politica attualissima – racconta Morena Piccinini, presidente dell’Inca -. Hanno creato questo ente che si batte per avere tutele rivolte a tutti, non solo agli iscritti. Inoltre si è battuto per avere tutele pensionistiche anche per i lavoratori all’estero. Oggi l’Inca è presente in 23 Stati”.

Carlo Ghezzi, segretario della Fondazione Di Vittorio, elogia il sindacalista: “Non è stato solo un capo politico e sindacale, ma anche uno straordinario educatore alla democrazia”.

 

 

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