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Dipartimento Politiche del Lavoro e della Formazione Cgil Lecco. Contratti di solidarietà: alcune pesanti e negative novità dai provvedimenti del Governo di fine anno.

24.01.2015

Un netto peggioramento delle condizioni economiche nel 2015 sia per i contratti di solidarietà difensivi per le Imprese in regime di CIGS, sia per le imprese non rientranti nel campo di applicazione della CIGS. Un incentivo ai licenziamenti e alla dispersione delle professionalità dei lavoratori

– Contratti di solidarietà difensivi di Tipo A,  per le Imprese in regime di Cassa Integrazione Straordinaria: lo scorso anno,   l’ammontare del trattamento integrativo in favore dei lavoratori ad orario ridotto era stato aumentato, dall’originario 60% previsto  dalla legge n.608/1996, al 70%. Si ricorda che dal 2009 al 2013 per effetto di vari provvedimenti era stato elevato al’80%. Per l’anno 2015, non è stato deciso dal Governo nessun trattamento integrativo, quindi, a meno di modifiche “venture”, dal 1 gennaio 2015 l’integrazione torna ad essere del 60%.

Contratti di solidarietà difensivi di Tipo B, previstiper le imprese non rientranti nel campo di applicazione della Cigs e, nel tempo estesi anche alle aziende con meno di 15 dipendenti, sono state finanziati ogni anno con risorse tratte dal Fondo per  l’occupazione. Per il 2014 ciò era avvenuto  per un importo pari a 40 milioni di euro. Per il 2015 non si potranno più utilizzare,non risulta ad oggi alcun specifico finanziamento né dalla legge legge di stabilità, né dal cosiddetto decreto  “mille proroghe” di fine anno.

Per la CGIL è gravissimo che si continui a ridurre le tutele e i trattamenti economici per i lavoratori che diversamente da altri soggetti, hanno pagato e pagano con i loro contributi e con quelli delle imprese.

Ridurre e svuotare i contratti di solidarietà significa incentivare forme di espulsione dei lavoratori e delle lavoratrici. Sul territorio lecchese in passato sono stati centinaia i contratti di solidarietà nelle imprese e sono stati coinvolti migliaia di lavoratori, che non sono stati licenziati ma dove si è operato una riduzione dell’orario, e in modo solidale sono state distribuite le ore e le giornate lavorative, garantendo inoltre il mantenimento delle professionalità all’interno delle aziende.

In un territorio che nell’arco di 8 anni ha visto passare la disoccupazione dal 2,4% ad oltre l’8%, non possiamo pensare che il futuro sia segnato da ulteriori licenziamenti, ma diversamente andrebbero messe in campo tutte le iniziative per rilanciare, qualificare e innovare l’intero sistema produttivo e non abbassare le tutele sociali e incrementare le espulsioni dal lavoro.

Già con l’approvazione del Jobs  Act e dei primi decreti attuativi, si è voluto operare con la riduzione delle tutele e attraverso la modifica dell’articolo 18 si è scelto colpevolmente di incentivare la strada dei licenziamenti, a cui si aggiungono gli effetti della Legge Fornero sulla riduzione dei periodi di cassa integrazione e mobilità a partire sempre dal 1 gennaio 2015.

Dalle parole del Governo sul tema dell’occupazione ci pare non si stia passando ai fatti, non serve stanziare qualche risorsa e sgravi per le nuove assunzioni e contemporaneamente di fatto azzerare la Cassa integrazione in deroga per le piccole imprese quest’anno solo 5 mesi previsti rispetto agli 11 mesi del 2014 e dall’altro ridurre e disincentivare l’utilizzo dei contratti di solidarietà difensivi e incentivare i licenziamenti individuali e collettivi.

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