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Fisac Cgil. Contratto Bancari – Ipotesi d’intesa: comunicato delle Segreterie Nazionali
Le scriventi Segreterie Nazionali hanno siglato, per conformità e presa visione, il testo di un’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto Nazionale del credito, che per essere sottoscritta dovrà avere il consenso dalle lavoratrici e dei lavoratori chiamati ad esprimersi nel corso delle assemblee di prossima indizione. Dopo un negoziato durato un anno e mezzo, fatto di disdette, scioperi, proroghe, strappi e faticose ricuciture, abbiamo ritenuto di poter convergere su un’ipotesi di accordo che scongiura l’imminente disapplicazione del nostro Ccnl e che, al tempo stesso, reagisce con successo al tentativo di Abi di demolire l’Area contrattuale e di azzerare strutturalmente istituti conquistati in decenni di contrattazione, peggiorando la vita professionale e la condizione retributiva della categoria. Al termine di mesi di discussione sulla necessità di mantenere un “sistema bancario” al servizio del Paese, che ci ha contrapposti alla pretesa messa in campo da molti banchieri di fare impresa a prescindere da principi di responsabilità sociale, abbiamo, innanzitutto, ottenuto di riaffermare l’unità della categoria e l’importanza, strategica anche per l’economia italiana, di un unico perimetro di tutela della stessa. Proprio affrontando i temi connessi al mantenimento dell’Area Contrattuale, che con questa ipotesi rimarrà totalmente salvaguardata nella sua interezza e nei trattamenti normativi applicati, abbiamo voluto ribadire il nostro primario interesse a una occupazione stabile, tutelata e di qualità per i lavoratori del settore. Il riconoscimento della centralità della contrattazione e delle relazioni sindacali a ogni livello nel settore si esplicita, oltre che nella ricerca di compatibilità, per lungo tempo negata dalle controparti, tra gli interessi di carattere professionale e occupazionale dei lavoratori e l’equilibrio economico delle imprese, in un complesso di soluzioni, che rinvia puntualmente, per le varie materie, alla necessità di accordi tra le parti, nazionali o aziendali e a luoghi di confronto e verifica anche in merito ai modelli organizzativi che le singole aziende adotteranno, con riferimento a modelli di banca, nuovi lavori e nuove figure professionali. L’ipotesi raggiunta ribadisce e valorizza il ruolo delle parti sociali nella difesa dell’occupazione esistente e nello stimolo alla creazione di nuova: attraverso il Fondo per l’Occupazione, che già nel triennio precedente ha consentito l’assunzione stabile di oltre 9.000 lavoratori, ed Enbicredito si potrà favorire il ricollocamento dei lavoratori in mobilità, sia attraverso l’integrazione delle prestazioni previste dalla Sezione emergenziale del Fondo di solidarietà di Settore con forme di incentivo alla rioccupazione, sia sostenendone la riconversione professionale, sia, infine, attivando una piattaforma informatica per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nel settore, avendo peraltro pattuito una priorità di valutazione di questi lavoratori nel caso di nuove assunzioni. I salari di ingresso avranno una riduzione inferiore al passato (dal 18% al 10%), con una compensazione per i lavoratori già assunti attraverso un contributo del Foc. L’intesa garantisce inoltre che ai lavoratori del settore si continuerà ad applicare il proprio contratto di lavoro senza soluzione di continuità anche in caso di cessioni, collettive o individuali, connesse a riorganizzazioni, ristrutturazioni, cessioni di ramo di impresa, NewCo ecc., garantendo così la permanenza dei diritti acquisiti in materia di tutele occupazionali. L’ipotesi mantiene, altresì, intatta l’articolazione degli Inquadramenti, per livelli professionali e salariali, compresi i Ruoli Chiave, oggetto di reiterati tentativi di demolizione da parte dei banchieri. Il rinvio a un cantiere bilaterale che preparerà le eventuali proposte di riforma per il prossimo contratto, garantisce ai lavoratori che esse saranno trovate per tempo e in un contesto di trasparenza e compatibilità. Nel frattempo, qualunque progetto di costruzione di nuovi modelli e percorsi inquadramentali nelle aziende e nei Gruppi dovrà comunque essere condiviso con accordo sindacale. Anche in merito alla fungibilità non si registrano variazioni rispetto a quanto già previsto dal contratto in scadenza. Viene così respinto il tentativo portato, con forza e fino all’ultimo, da Abi di applicare la totale fungibilità nell’ambito di ciascuna Categoria/AreaProfessionale e tra Categorie/Aree Professionali contigue. Si colgono anche importanti obiettivi in materia di comporto per malattie oncologiche (raddoppio) e di permessi per i familiari di bambini affetti da patologie legate all’apprendimento. Queste misure rendono di ulteriore valore l’impostazione sociale che caratterizza l’ipotesi di accordo e ne costituisce aspetto determinante. L’intesa riconosce, in modo del tutto inedito, l’importanza del tema dell’equità distributiva nel settore e declina inoltre una serie di impegni delle imprese atti a garantire comportamenti commerciali coerenti con i principi del Protocollo di settore del 16 giugno 2004, recuperando quindi il valore della Responsabilità Sociale d’Impresa, rispetto alla generazione di modelli di sviluppo sostenibili a tutela della integrità e della professionalità dei lavoratori, oltre che degli interessi, anche costituzionalmente tutelati, dei risparmiatori e, più in generale, dei clienti e del Paese. A fronte di tutto ciò alla categoria viene chiesto, in considerazione della straordinaria congiuntura economica, un ulteriore periodo di raffreddamento del calcolo del Tfr, in continuità con le previsioni del precedente Contratto Nazionale, fino alla scadenza del Contratto Nazionale, che è stata prorogata al 31 dicembre 2018. Questa misura costituisce l’unico elemento, peraltro non strutturale, di moderazione del costo del lavoro. Nessun intervento sarà, infatti, operato sugli scatti di anzianità, che continueranno a maturare senza modifiche, mentre l’Abi intendeva cancellarli in modo definitivo. Coerentemente con gli accordi di settore in materia di rivalutazione economica degli stipendi, l’aumento medio delle tabelle retributive previsto dall’ipotesi di accordo è pari a 85 euro mensili, riparametrato sui diversi livelli, che sarà erogato con la seguenti decorrenze:
  • 25 euro il 1° ottobre 2016;
  • 30 euro il 1° ottobre 2017;
  • 30 euro il 1° ottobre 2018.
Come detto l’ipotesi d’intesa qui descritta nelle sua linee principali, sarà sottoposta nelle prossime settimane al parere vincolante delle assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori. L’Abi, onde consentire lo svolgimento delle stesse e attenderne l’esito, ha disposto un rinvio al 15 giugno della eventuale disapplicazione contrattuale, già precedentemente comunicata a valere dal primo aprile. Prima dell’avvio delle assemblee, nei prossimi giorni, l’ipotesi sarà sottoposta alla valutazione degli organi politici delle scriventi rappresentanze sindacali nazionali. Roma, 2 aprile 2015 Le Segreterie Nazionali  
 
 
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