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Nuova gestione associata dei Servizi sociali. Giudizio critico per Cgil, Cisl e Uil
Giudizio “critico” sulla nuova forma di gestione associata dei Servizi sociali in forma associata a una società mista a maggioranza privata con la qualifica di Impresa Sociale. Cgil, Cisl e Uil di Lecco, valutato il progetto, le motivazioni che lo sostengono ed il percorso attivato, esprimono considerazioni critiche. Tra i Comuni della provincia di Lecco è ormai quasi unanimemente condivisa la necessità di una gestione associata dei servizi sociali. In questa direzione è andato il vigente Piano di zona “unitario”, costruendo i presupposti di un Piano “unico” a partire dal triennio 2018/2020. “Il Progetto è sostenuto da uno studio di fattibilità realizzato da esperti di tutto rispetto – spiegano le tre segreterie –. Si tratta tuttavia di una sperimentazione senza precedenti a livello nazionale. A favore del progetto viene vantata la flessibilità di gestione. Ma l’inserimento futuro di nuove attività, aggiuntive rispetto a quelle già affidate con l’evidenza pubblica, richiederebbe una nuova specifica gara d’appalto riproponendo il modello appunto dell’appalto che si vorrebbe superare. La durata della vita della Società stabilita fino al 2060, rischia di essere nel tempo un ulteriore elemento di rigidità che, nel caso di futuri ripensamenti ostacolerebbe la scelta di altre forme gestionali”. Ed è soprattutto la presenza del socio privato a essere giudicato in maniera critica dalle organizzazioni sindacali. “La questione riveste notevole importanza perché significa la partecipazione della Pubblica Amministrazione ad una società in situazione di minoranza, quindi senza la possibilità di condizionare le decisioni aziendali e tuttavia dovendone assumere la corresponsabilità anche qualora non condivise, di fronte ai cittadini. L’impianto della gara prevede l’accesso di un unico socio in grado di erogare l’intera quantità dei servizi conferiti dai Comuni, confermando in questo aspetto il modello in atto. Non è in discussione la qualità dei servizi erogati fino ad oggi. Si pone tuttavia un legittimo dubbio se non sia invece opportuno consentire la partecipazione di più soggetti che conferiscano alla società singoli settori di attività, rilanciando una maggiore pluralità dell’offerta sul territorio”. “Dagli elementi attualmente in nostro possesso riteniamo che la scelta lasci indubbiamente aperti alcuni problemi vecchi e margini di aleatorietà alle soluzioni ai nuovi problemi che prospetta, specie per quel che concerne conflitto di interessi e separazione fra programmazione e gestione – concludono Cgil, Cisl e Uil -. Non si tratta qui di sostituire all’ipotesi in esame, una soluzione alternativa già pronta come può essere Retesalute. Anche in quel caso esistono aspetti critici che debbono essere risolti. Riteniamo invece opportuno aprire un confronto a largo raggio tra tutte le esperienze in atto sul territorio e che si giunga, sulla base delle criticità sopra esplicitate, a partire dal coinvolgimento dei diversi soggetti del privato sociale presenti nel lecchese, a garantire ai cittadini una uguale opportunità di fruizione dei servizi sociali. Proprio a partire dalle considerazioni svolte, pare plausibile pensare a una forma di gestione associata dei Servizi Sociali che valga per l’intero territorio provinciale”. Sulla vicenda intervengono anche Fp Cgil Lecco, Fp e Fisascat Cisl Monza Brianza Lecco, Fpl Uil del Lario. “Chiediamo l’apertura urgente di un tavolo di confronto al fine di ottenere chiarimenti rispetto al futuro lavorativo di centinaia di lavoratrici e di lavoratori della nostra Provincia – afferma Catello Tramparulo di Fp Cgil –. In previsione dell’incontro, chiediamo anche di quantificare il numero dei dipendenti pubblici attualmente in servizio presso i servizi sociali dei Comuni dell’Ambito distrettuale di Lecco”. Scarica qui il comunicato integrale