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Tessili: il 21 dicembre manifestazione nazionale a Milano per il rinnovo del Contratto

31.10.2016

tessili

La mobilitazione dei lavoratori del settore tessile-abbigliamento non si ferma.

Dopo i riuscitissimi scioperi del 18 e 21 novembre scorsi per difendere il rinnovo del proprio contratto nazionale di lavoro 2016-2019, è prevista a Milano mercoledì 21 dicembre una manifestazione nazionale di tutte le Rsu, i delegati e le strutture del settore.

Il contratto nazionale è scaduto il 31 marzo 2016 e interessa poco più di 420.000 lavoratrici e lavoratori: le trattative con Smi-Confindustria si sono bruscamente interrotte alla fine di ottobre. Un settore peraltro che negli ultimi cinque anni ha visto perdere più di 100.000 posti di lavoro.

La trattativa sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro 2016-2019, dopo aver registrato per sei mesi un grave stallo, a causa delle rigidità dell’Associazione imprenditoriale di Confindustria (Sistema Moda Italia) su diversi punti rilevanti, si è bruscamente interrotta.

L’Associazione degli Industriali sembra esclusivamente interessata a modificare l’impostazione sulle modalità e l’erogazione degli incrementi salariali che non diano nessuna certezza, rendendo così residuale il valore del Contratto Nazionale. Le Organizzazioni Sindacali, al contrario, hanno ribadito la conferma di un sistema su due livelli di contrattazione, con il ruolo strategico del Contratto nazionale sulle normative e sulla tutela del potere d’acquisto del salario, insieme alla qualificazione ed estensione della contrattazione di 2° livello aziendale e territoriale, per tutte le persone che lavorano nelle imprese del Tessile e dell’Abbigliamento.

Inoltre, Sistema Moda Italia vuole intervenire sui 3 giorni di carenza per malattia, già retribuiti da molti anni al 50%, modificare le norme sulle ferie e sull’orario di lavoro aumentando la flessibilità degli stessi, di ridurre le ferie degli impiegati, l’intervento sulla Legge 104, il disimpegno sul nuovo inquadramento dopo anni di lavoro condiviso.Tutto ciò evidenzia la volontà di negare diritti e comprimere il ruolo negoziale delle RSU, sottovalutando l’importante lavoro di questi anni fatto congiuntamente per uscire dalla crisi del settore.

 

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