stampa | chiudi
Riforma Sanitaria Lombarda: comunicato della Segreteria della Camera del Lavoro di Lecco
Come sindacato abbiamo condiviso i principi generali della Riforma sanitaria Lombarda, oggetto anche di accordi con le segreterie regionali dal settembre 2014. Ci riferiamo in particolare allo spostamento del baricentro del sistema dall'Ospedale al territorio per una riduzione delle eccessive ospedalizzazioni, in particolare per le patologie croniche, uno sviluppo dei servizi ambulatoriali e domiciliari, la presa in carico della persona, l'integrazione tra i diversi servizi sanitari, socio sanitari e sociali. La traduzione in legge di questi principi e l'attuazione della legge lasciano tuttavia aperte diverse questioni, alcune delle quali vogliamo qui sottolineare. Gli accordi comprendevano l'importante tema della riduzione delle rette delle RSA e dei ticket sanitari, sul quale mancano ancora risposte concrete e la trattativa con la Regione è ancora aperta. La transizione al nuovo sistema si presenta di notevor complessità e gli eventuali vantaggi potranno apprezzarsi solo a regime. Da subito assisteremo alle difficoltà della riorganizzazione con rischio di disfunzioni e certezza di aggravio di costi. Per quanto riguarda i cittadini/utenti, ancora una volta sottoposti ad una rivoluzione della geografia della sanità con cambio di nomi, luoghi e modalità di accesso, occorrerà prestare massima attenzione a spiegare loro il senso dei cambiamenti ed aiutarli ad orientarsi per le proprie necessità. Per i costi, ricordato che gli estensori della riforma stimano un risparmio (tutto da provare) di 300 milioni, sarà necessario verificare che questi derivino effettivamente dalla deospedalizzazione e da una migliore organizzazione piuttosto che da ulteriori riduzione dei servizi. Ci riferiamo ad esempio ai tagli dei consultori familiari, dei centri prelievi etc. La fusione delle due ex ASL di Lecco e Monza Brianza nell'unica nuova ATS della Brianza, è una scelta che (al pari degli altri ambiti istituzionali) non condividiamo perché pone il territorio lecchese in posizione di subalternità a quello monzese e allontana i territori più periferici dal centro decisionale sia in termini di conoscenza delle realtà governate sia di potere contrattuale.  Nel contesto della sanità questa scelta espone tra l'altro al rischio di un ridimensionamento della rete ospedaliera, calcolata sulla base di un unico territorio, che porti a privilegiare le strutture più grandi a discapito di quelle più vicini ai cittadini. Potrebbe essere il caso dell'Ospedale di Merate, ma non solo. A questo proposito sarà ancora più determinante chiarire che ruolo effettivo potranno svolgere le amministrazioni comunali e le forze sociali nella partecipazione alla programmazione della sanità sul territorio, visto che la legge su questo punto è lacunosa, ed anzi il Presidente della Commissione Sanità Lombarda Rizzi ha rivendicato alla Regione l'esclusività della programmazione sanitaria. Vi è poi la questione del Dipartimento Fragilità, il servizio che gestisce già oggi a Lecco in modo egregio la continuità assistenziale e le cure domiciliari. E' il risultato di anni lavoro con studio, tenacia e lungimiranza, che ne hanno fatto un riconosciuto modello di riferimento. Determinante in questo senso, sono state a nostro avviso anche le modalità di funzionamento con personale dipendente anziché in appalto, caso unico in Lombardia. Si dovrà prestare attenzione a preservare questa specificità. Ricordiamo infine, la questione tutt'ora irrisolta dei servizi per la salute mentale: il CPS di Lecco che continua a versare in condizioni indecorose e indegne per un servizio pubblico e la ex C.R.A. di Bosisio Parini, impropriamente collocata nell'Ospedale di Bellano. Per entrambi casi perdura l'assenza di concrete prospettive di più idonea e definitiva collocazione. Su tutti questi temi, come su altri di minore rilievo, la CGIL confederale, assieme alle categorie della Funzione Pubblica e dei Pensionati, continueranno a svolgere il loro importante ruolo in rappresentanza e tutela dei diritti di cittadinanza dei cittadini lavoratori e pensionati.