Rifugiati della provincia di Lecco. Comunicato stampa di CGIL CISL UIL di Lecco

08.07.2015
In questi giorni anche a Lecco i rifugiati sono oggetto di allarmismo.
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I rifugiati nel mondo, come evidenziato nel Rapporto 2014 dell’Alto Commissariato dell’ONU ha raggiunto i massimi livelli registrati sinora, e i numeri sono in rapida crescita. L’accelerazione principale è iniziata nei primi mesi del 2011, quando è scoppiata la guerra in Siria. Si parla ormai di 60 milioni in tutto il mondo.Fuggono come è noto da guerre, conflitti e persecuzioni. Durante il viaggio subiscono ogni genere di sopruso, estorsione, violenza, morte. Sappiamo bene ormai dei rifugiati che giungono sulle nostre coste. Sappiamo delle molte migliaia che sono periti nel Mediterraneo, ma di molti altri non sapremo mai. Sono esseri umani come noi, solo per caso nati là piuttosto che qua. Non l’hanno scelto. Si muovono, cercano un rifugio, cercano aiuto.
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Di fronte a questo, noi, gli autoctoni, quelli che sono qui da prima, (alcuni presenti da generazioni altri da molto meno, “immigrati” anch’essi) non possiamo voltare la faccia dall’altra parte.
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Possiamo discutere e lo facciamo su come inserirli nel modo migliore nelle nostre comunità, con equilibrio, evitando di costruire ghetti, creando le condizioni perché non siano vissuti come corpo estraneo, impegnandoli in piccoli lavori di utilità pubblica, organizzando corsi di lingua italiana. Non sempre questo accade e servirebbe maggiore attenzione in questa direzione.
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Dovremmo garantire loro un esame della istanza di asilo politico in tempi ragionevoli e questo oggi non accade. Dovremmo consentire a chi vuole proseguire in altri paesi UE dove andare a chiedere asilo senza farlo di nascosto o doversi di nuovo accampare alle frontiere. Dovremmo gestire la situazione come Unione Europea ma questo non avviene.
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Dovremmo trattare diversamente chi viene riconosciuto come rifugiato da chi non lo è. Ma chi non lo è, non può essere considerato automaticamente un criminale. E’ un migrante “economico” perché nel paese di origine non rischiava la vita, la libertà, la salute, ma ad esempio viveva nella povertà estrema e ha provato a cercare un futuro migliore.Tutto questo dovremmo e potremmo fare.
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Quello che non possiamo fare, in nome della nostra umanità, della nostra civiltà, della nostra storia di italiani migranti, delle convenzioni internazionali a cui aderiamo, è far finta di nulla, è chiudere loro la porta in faccia.
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Quello che non è accettabile è seminare odio e rifiuto, è aizzare i cittadini provati da anni di crisi economica, disoccupazione, difficoltà economiche e sociali, contro i rifugiati come se ne fossero i colpevoli. Questo si chiama istigare la guerra fra i poveri e questo sta accadendo, anche a Lecco ad opera di alcune forze politiche in cerca di facile consenso a spese dei più deboli.
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Per fortuna si tratta di minoranze esigue. Il vero tessuto sociale del territorio è altro, è fatto di un diffuso e quotidiano atteggiamento di accoglienza ed ospitalità. E lo abbiamo verificato ulteriormente in particolare anche lo scorso 20 giugno, durante la festa per la Giornata Mondiale dei Rifugiati, (alla cui realizzazione abbiamo partecipato come Comitato “Noi tutti migranti”) quando molti cittadini lecchesi hanno avuto l’opportunità di incontrare i rifugiati presenti nel territorio, in un clima festoso, di scambio e conoscenza reciproca.
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Certo c’è la necessità di una risposta più adeguata da parte delle istituzioni, dello stato, verso il crescente disagio sociale ed economico che attraversa l’intero paese. Di questo disagio globale, diffuso, fanno parte anche i rifugiati. C’è bisogno di lavoro, di sostegno agli indigenti, di sviluppo. C’è bisogno di scelte diverse in questo paese ma per tutti. Non c’è un “prima noi e poi loro”. Oggi c’è solo un NOI TUTTI

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Le segreterie CGIL CISL UIL di Lecco

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