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Sfruttamento nei campi. La denuncia della CGIL di Lecco

02.10.2015

12 cittadini stranieri presentano, insieme alla CGIL di Lecco, una denuncia per sfruttamento e lavoro sommerso alla Direzione Territoriale del Lavoro.

“Senza contratto, lavoravano nei campi anche 10-12 ore al giorno sette giorni su sette e con un panino al tonno per pranzo. Il compenso? 4 euro l’ora, sebbene nell’ultimo periodo hanno ricevuto solo acconti e la promessa che i pagamenti sarebbero arrivati a raccolto ultimato”.

Nelle parole di Massimo Sala, segretario della FLAI CGIL di lecco, troviamo un racconto che sembra arrivare da altre parti del nostro paese, dove il lavoro sommerso di lavoratori italiani e stranieri continua a rappresentare una piaga che nonostante la costante denuncia del sindacato ancora non è stata debellata e che quest’anno ha anche portato, come riportato dalle cronache,  alcune persone a morire di fatica e di lavoro.

E invece questo racconto ha per protagonisti 12 lavoratori, originari del Senegal e della Burkina Faso, che ogni mattina venivano prelevati in auto dai titolari dell’azienda agricola Ma.Ma di Alessandro Maggi (figlio dell’ex sindaco della Lega Nord di Calco, Giuseppe) e Federico Maggioni e portati a lavorare in terreni agricoli situati nei comuni di Airuno, Sartirana, Brivio e Bellusco. Quando la situazione è diventata insostenibile perché la paga concordata non arrivava, hanno accettato di farsi aiutare dalla CGIL. Lo scorso giugno, quindi, la nostra organizzazione ha supportato la presentazione all’Ispettorato di una denuncia formale.

Ass Casset, responsabile dell’Ufficio Immigrazione della Cgil Lecco, racconta cosa è successo dopo: “Oggi, dopo la denuncia, questi lavoratori non hanno trovato altro impiego , i campi di questa azienda vengono coltivati e temiamo possa esserci stato un ricambio di lavoratori alle stesse condizioni. Ci è stato detto che i titolari avrebbero provato a reclutare senza successo disoccupati e pensionati della zona, oggi invece sarebbe al lavoro una cooperativa di lavoratori del Pakistan”.

E’ del tutto evidente come condizioni di questo tipo oltre che danneggiare i lavoratori coinvolti rappresentano un vantaggio competitivo, sleale, dell’azienda sui concorrenti, dato che il costo medio per un lavoratore di questo settore è di circa 12 euro lordi all’ora.

E non si può non notare come ad essere coinvolto in questa vicenda sia un importante esponente locale della Lega Nord, un movimento da sempre schierato in campagne xenofobe di rifiuto dei migranti. Se da un lato però ci si scaglia contro i migranti, dall’altro non si perde l’occasione di sfruttare manodopera a basso costo e irregolare. Questa vicenda, quindi, non rappresenta solo una aperta violazione dei diritti dei lavoratori ed un vero e proprio caso di sfruttamento e caporalato, ma ci consegna anche la necessità di una profonda riflessione sui temi dell’immigrazione e dell’integrazione dei lavoratori migranti.

 

Giorgio Carnicella, Massimo Sala, Wolfango Pirelli, Ass Casset e Guerino Donegà durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa


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