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Spi e Federconsumatori sulla vicenda “Tari gonfiata” per errore di calcolo dei Comuni

17.11.2017

“Non esiste, per ora, un elenco di Comuni che hanno applicato il calcolo sbagliato sulla tassa rifiuti”. Lo dice lo Spi Cgil Lecco, parlando della “Tari gonfiata”.

Il problema è sorto dal 2014 con il passaggio dalla Tarsu alla Tari, e con l’applicazione di una tariffa binomia, ossia costituita da una quota fissa correlata alla superficie e al numero dei componenti del nucleo familiare, e da una quota variabile collegata solo al numero degli occupanti. Quindi se una famiglia di 4 persone occupa 100 o 200 mq, la quota variabile è sempre la stessa, cambia invece la quota fissa.

Le tariffe Tari sono però riferite all’abitazione in senso complessivo, comprensiva delle pertinenze (garage, cantina, eccetera); ed è qui che può sorgere l’errore di calcolo della Tari, perché diversi Comuni applicano a ogni unità immobiliare sia la quota fissa sia quella variabile, mentre quest’ultima, essendo correlata solo al numero degli occupanti, andrebbe associata all’intera abitazione.

È evidente che l’applicazione anche della parte variabile a ogni pertinenza di abitazione comporta un notevole aumento della Tari da pagare, aumento che il ministero delle Finanze ritiene illegittimo. Il contribuente, dopo aver attentamente verificato la propria posizione già nell’avviso di pagamento, dovrebbe quindi chiedere al Comune il rimborso di quanto indebitamente pagato. Ci sono comunque cinque anni di tempo dal versamento per chiedere il rimborso.

La vicenda è comunque ancora in via di definizione, anche attraverso l’Associazione Nazionale dei Comuni, per cui non c’è ancora piena chiarezza dei percorsi che ogni persona deve seguire.

Della vicenda si sta occupando anche Federconsumatori.

 

 

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